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I Vicerè 131

da quattro anni, e anche da cinque!... Le confesserò che, sul principio, ho temuto d’esser vittima, come tutti gli altri, d’una truffa spaventevole, d’aver a fare con un’associazione di falsarii. Ho dovuto ricredermi: le firme sono lì, autentiche. Debbo dunque supporre che il sistema di ricorrere al credito, di cui la felice memoria faceva una colpa tanto grave a nostro nonno, non le dispiacesse poi troppo.... E il peggio è di non poter sapere fin dove si estende il marcio! E questa è la famosa amministrazione di cui abbiamo sentito tante lodi.... Ma dice che dei morti non si deve parlare.... e basta!... Ora io ho voluto dir questo a Vostra Eccellenza, prima di tutto perchè era questo il mio dovere informarla, secondariamente perchè Vostra Eccellenza ne tenga parola a Raimondo. Se questi debiti hanno da pagarsi, e pur troppo c’è poca speranza del contrario, a ciascuno bisogna imputarne la sua parte. Io vorrei anche pregare Vostra Eccellenza di avvisare gli altri, perchè sappiano che i loro legati saranno anch’essi gravati in proporzione....

Il duca ricominciò a scrollare il capo, ma con espressione diversa. I legatarii lagnavansi d’aver avuto troppo poco; adesso bisognava dir loro che avevano anche meno!

— Perchè non parli loro tu stesso? — suggerì al nipote.

— Perchè? — rispose il principe, col leggiero fastidio di chi ode rivolgersi una domanda oziosa. — E non sa Vostra Eccellenza come sono, qui in casa? Chiusi, sospettosi, diffidenti? Crede Vostra Eccellenza che io non mi sia accorto di certi maneggi, che non abbia udito certe accuse sorde sorde?... Pare che l’abbiano tutti con me, specialmente quella testa pazza di Lucrezia!... Anche oggi non ha fatto una scena?...

— No, no.... — interruppe il duca; — al contrario, t’assicuro. Si lagnava anzi del contrario, che tu l’abbia con lei, che non le parli mai....

— Io? E perchè dovrei averla con lei?... Non ho parlato molto in questi giorni, è vero: ma come vuole