Pagina:I Vicerè.djvu/283

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PARTE SECONDA





I.


Quando in città si seppe che il conte Raimondo era piovuto da Firenze in casa Uzeda, ospite inatteso, solo, senza bagagli, con un sacco da notte dove aveva ficcato appena la poca biancheria occorrente in viaggio, fu un sussurro generale, uno scambio di commenti, di supposizioni, di domande curiose ed insistenti come per un grave avvenimento pubblico. La prima notizia corsa di bocca in bocca diceva che il contino aveva abbandonato la moglie per separarsene definitivamente. I bene informati sapevano che donna Isabella Fersa, da Palermo, se n’era andata a Firenze, dopo la rivoluzione. Questo solo fatto non bastava a spiegar tante cose? Era dubbio soltanto se l’amica avesse raggiunto il contino di sua propria iniziativa o d’accordo con lui. Dicevano alcuni che ella era andata nel continente per divertirsi, senza pensare più all’Uzeda; ma perchè sceglier proprio la città dov’egli stava? Lei come lei aveva oramai ben poco da perdere. Poteva forse sperare d’essere ripresa dal marito, dopo due anni di separazione? Vivendo la suocera, non era possibile; don Mario poteva commettere la debolezza di perdonare, tanto più che