Pagina:I Vicerè.djvu/313

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I Vicerè 311

fetto che egli aveva invitati per dare risalto al carattere liberale dell’alleanza. E mentre la nobiltà borbonica se ne stava accrocchiata nel salone o nelle Sale Rossa e Gialla, il deputato teneva un circolo democratico nella Galleria dei Ritratti, ricevendo i complimenti per quel bel matrimonio che era opera sua, discutendo degli affari pubblici. Don Paolo Giulente, poichè nelle sale nobili non trovava da appiccar discorso, se n’era venuto ad ascoltarlo, a bocca aperta, non capendo nella pelle dal piacere d’essere diventato parente del grand’uomo. Suo fratello don Lorenzo portava a spasso, per la circostanza, la cravatta verde di commendatore che l’amico deputato gli aveva fatto concedere dal governo di Torino insieme con certi grossi appalti: delle poste, dei trasporti militari. Anche una buona quantità dei postulanti spiccioli cominciavano a vedersi esauditi; l’Onorevole aveva fatto accordare impieghi, sussidii, croci di San Maurizio ai patriotti del Quarantotto e del Sessanta, e riconoscere il diritto alla pensione dei vecchi impiegati della rivoluzione siciliana, e ammettere nell’esercito regolare i volontarii garibaldini, e spingere la causa dei danneggiati dalle truppe borboniche i quali presentavano la nota del loro amor di patria; talchè tutti quei suoi clienti soddisfatti o prossimi ad essere soddisfatti lo ascoltavano come un oracolo, superbi d’averlo amico e d’essere ammessi nella casa dei Vicerè, di vedersi serviti dai camerieri con le livree fiammanti.

Baldassarre, in gran tenuta, girava alla testa della processione dei camerieri che reggevano i vassoi pieni di gelati, di spumoni, di gramolate e di dolci, e serviva la Galleria dopo le sale, ma con la stessa etichetta, seguendo l’esempio del principe che faceva a tutti lo stesso inchino; quantunque, per dire il fatto della verità, intorno a Sua Eccellenza il duca ci fossero certi tipi che non si sapeva di dove sbucassero: se prendevano il piattello del gelato, buttavano a terra il cucchiaino, o si rovesciavano addosso la gramolata tracannandola quasi fosse acqua fresca, o prendevano i dolci a manate come