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444 I Vicerè

damente, covando l’antipatia e l’avversione contro il figlio, ricambiando l’odio che si sentiva portato; adesso finalmente scoppiava. Finchè s’era trattato della mala vita del giovane, della sua freddezza verso la madrigna, egli era riuscito a frenarsi; ora invece Consalvo lo feriva nel sentimento più forte di tutti gli altri, attentava non più alla sua autorità morale ma alla sua borsa. Il principe aveva lottato tutta la vita, fin dall’età della ragione, per accumulare nelle proprie mani quanto più denaro gli era stato possibile, per toglierlo alla madre, ai fratelli, alle sorelle, alla moglie; meglio che tutti gli altri Uzeda, egli era il rappresentante degli ingordi Spagnuoli unicamente intenti ad arricchirsi, incapaci di comprendere una potenza, un valore, una virtù più grande di quella dei quattrini; e adesso che era riuscito nel proprio intento, che vedeva arrivato il tempo di godere serenamente il frutto delle lunghe e pazienti fatiche, ecco suo figlio cominciare a disporre di quella fortuna come di cosa propria! Se Consalvo gli avesse chieste le seimila lire, forse egli le avrebbe date; ma l’idea del debito contratto, della cambiale firmata, degli interessi rilasciati anticipatamente agli usurai, produceva una rivoluzione nella testa del principe, gli faceva vedere irreparabilmente pericolante la propria ricchezza, giacchè quella cambiale non doveva esser sola, giacchè la naturale inclinazione del figlio allo sperpero gli riusciva adesso evidente, giacchè quello sciagurato osava parlare alteramente, quasi non avesse fatto se non esercitare un proprio diritto! E non voleva esser seccato per giunta! E rispondeva con quel tono a suo padre!

— Ah, ti farò veder io se ti secco! Come t’accomoderò!... Qui il padrone sono io: ficcati bene questa idea nel cervellaccio pazzo! Qui s’ha da far sempre, unicamente, in tutto e per tutto, la mia volontà! Perchè sono stato troppo buono finora?... Ti farò veder io, pezzo d’imbecille!... E la gente, i miei parenti, tutto il paese che mi rinfaccia ad una voce la vitaccia di quest’ani-