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602 I Vicerè


— Pensi Vostra Eccellenza a guarire! — esclamò Consalvo. — Poi si parlerà di questi negozii.

— No, — insistè il principe. — Devi prender moglie ora... — Non aggiunse: «Perchè io sto per morire...»

Consalvo frenò un moto di fastidio.

— Ma che teme Vostra Eccellenza?... Che la nostra razza si spenga?... Non dubiti... prenderò moglie, glie lo prometto... Mi lasci però un po’ di tempo... Vuole che io ne prenda l’impegno in iscritto? — aggiunse sorridendo. — Sono pronto!... È contenta?...

L’infermo tacque un poco; poi riprese con voce breve:

— Voglio che tu non perda tempo.... Ha da esser ora.

— Oggi, subito, all’istante?... — continuò Consalvo con lo stesso tono di scherzo.

— Ora.... o te ne pentirai!

Egli nascose più difficilmente un moto di ribellione.

— Ma, santo Dio, che fretta ha mai Vostra Eccellenza?... Neanche s’io fossi una ragazza che invecchiando corresse il rischio di non trovar più partiti! Ho appena ventinove anni; posso aspettare ancora, fare una buona scelta. Ai tempi di Vostra Eccellenza davano moglie ai ragazzi di diciott’anni; ora le idee sono altre. Non dico che col sistema antico riuscissero cattivi mariti e padri... ma, come si pensa oggi, come penso io, bisogna aver acquistato una larga esperienza, essere nella pienezza della vita prima di dar la vita ad altri. Forse sbaglierò; ma a prender moglie ora, le assicuro che farei infelice la mia compagna e sarei infelice io stesso. Mi pentirei se ascoltassi Vostra Eccellenza. Vorrei farla contenta, se l’obbedienza al suo desiderio non portasse conseguenze troppo gravi a me e ad altri....

Finchè il figlio parlò, sfoggiando la sua eloquenza, il principe non disse una parola. Quando Consalvo andò via, egli s’afferrò al campanello e sonò disperatamente; e la principessa, le persone accorse lo trovarono in uno stato da fare spavento. Pallido come fosse già morto, con le mascelle contratte, con le coltri strettamente afferrate tra le mani adunche: