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614 I Vicerè

ostinato, ribelle, come alimentato da un veleno misterioso, si prolungava esaurendo le sue forze. A poco a poco, andò meglio anche lei, ma il giorno che tentò di levarsi cadde senza sentimento. Poi tornò a riaversi. Consalvo, una mattina, prima d’uscire, passato a chiedere alla sorella se avesse bisogno di nulla, la trovò con la madrigna, la duchessa e Michele. Appena egli entrò, si volsero tutti dalla sua parte, taciturni, con aria grave. Teresa, con la testa sollevata da un monte di guanciali, sul cui candore il suo viso emaciato pareva di cera, disse con voce lenta e fioca, come stanca:

— Ascolta, Consalvo; siedi un momento.... Abbiamo da parlarti.

Egli sedette, aspettando.

— Ascolta: abbiamo parlato d’una cosa che ti riguarda.... Nostro padre.... tu sai che nostro padre, in un momento di collera.... volle.... volle preferirmi a te.... Io non credo che questa potesse essere la sua volontà vera.... Se il Signore non ce lo avesse tolto, egli l’avrebbe certo modifiosta.... Io ho detto a Michele ed alla mamma che, in coscienza, non posso accettare.... quel che ho avuto in tali condizioni.... — Tacque un poco, poi aggiunse: — Dite voi.... non posso.

Un momento di silenzio. La duchessa aveva gli occhi pieni di lacrime, scrollava il capo amaramente. Consalvo disse:

— Perchè parlare di queste cose, adesso?

Le parole della sorella, quella rinunzia all’eredità, lo lasciavano del tutto indifferente. Da un pezzo erasi abituato all’idea di non aver altro dal padre che la legittima. Piuttosto lo stupiva un poco il magnanimo disinteresse di Teresa, che il cognato e la zia approvavano.

— Una volta o l’altra, — diceva Michele, — bisognava pure parlarne. Io e mia madre approviamo pienamente Teresa; non vogliamo profittare di quel testamento per portarti via il tuo.... Siamo ricchi abbastanza.... siamo troppo ricchi.... e daremmo....