Pagina:I ricordi del Capitano D'Arce.djvu/57

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Commedia da salotto 47

s’incrociarono da un punto all’altro, da un tavolino all’altro. Un muovere di seggiole, uno scomporsi di gruppi, una cordialità generale e un po’ chiassosa che voleva essere sincera. Dei sorrisi che si cercavano, e degli sguardi che si spiavano a vicenda. La signora Ginevra aveva chinato i suoi per tornare ad infilarsi i guanti. Gemma, nello scambiare con lei il bacio d’augurio, le disse all’orecchio:

— Bada, Ginevra! Non ti far scorgere. Hai tutti gli occhi addosso!

— Ah, Dio mio! Dio mio!

Poscia, mentre s’avviavano a braccetto verso il pianoforte, dove una folla di signore assediava l’Ammiraglio che sorbiva lentamente il caffè, essa balbettò:

— Tieni a bada mio marito... per carità... due minuti soli....

E siccome Gemma insisteva per sapere cosa fosse avvenuto, infine, aggiunse:

— Ti dirò poi... ti dirò poi...

L’Ammiraglio narrava una storiella allegra, con tutti i punti e le virgole, senza lasciarsi intimidire dal coro delle proteste, dalle esclamazioni di rimprovero, dai ventagli che lo minacciavano. Gemma facendo coro alle sue amiche, coll’indignazione an-