Pagina:Il Canzoniere di Matteo Bandello.djvu/302

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Il Canzoniere 299

V.

È diretto all’amico Attellano, a quel Lucio Scipione Attellano di cui già vedemmo il nome in son. CLXXI.
Il Mandalari, che primo pubblicò questo sonetto, l. cit., lo crede scritto appena si ebbe notizia della battaglia di Pavia e prima della morte del Pescara» e cioè tra il 12 febbraio e il 3 dicembre 1525, giorno in cui, per l’appunto, si spense il marchese di Pescara, Ferrante d’Avalos.
Questo sonetto, come i cinque seguenti, vanno perciò datati dal 1525 e tutti si risolvono in lode — o in rimpianto — del detto marchese, marito di Vittoria Colonna.


Magnanim’Attellan, s’il gran Marchese1
     Un folgor di battaglia è in terra solo,
     E ’l Latin, col Tedesco, e lo Spagnuolo
     4Conduce armati senza lor contese,2
Et s’il Lombardo fertile paese
     Or ha difeso dal nemico stuolo,3
     E al fiero Gallo tolto il gir a volo4
     8Che con suoi vanni tutta Italia offese,
Onde 'l Tesin le rive in ogni banda
     Tranquillo bagna, e glorioso infiora
     11De le regali ostili, ricche spoglie,
Meraviglia non è, perciò ch’ogn’ora
     Dal ciel favor il Re del ciel gli manda.
     14Cui già Vittoria consacrò per moglie.






  1. V. 1. Il gran Marchese, allora in grandissima reputazione.
  2. V. 4. Senza contese, e cioè in buon accordo tra di loro, guida schiere italiane, tedesche e spagnuole. È osservabile il fatto che il Bandello attribuisce questa medesima lode dell’aver saputo dirigere schiere di diversa nazionalità pure a Francesco Gonzaga (cfr. Morellini, op. cit., p. 85, n. 1).
  3. V. 6. Nemico stuolo, i Francesi.
  4. V. 7. Fiero Gallo, in generale i Francesi, in particolare il loro re Francesco I.