Pagina:Il Ducato di Trento nei secoli XI e XII.djvu/38

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comportava la confusione sociale di quell'evo avevano costituito fortilizzi e dedotti servi delia gleba non curanti dello città abbandonate ai popolani, ai negozianti ed agli industriali.

Era naturale che i più ricchi ed influenti fra questi carpissero ai vescovi o colla forza, o col terrore, o colle blandizie, o cogli inganni, o coi doni, o con corrispettivo, a titolo di benefizio, il governo dei distretti in cui era scompartito il durato, insieme al godimento delle rendite proprie della Chiesa e dello Stato, prestando in cambio giuramento di vassallaggio, secondo le consuetudini feudali germaniche, e retribuendo qualche leggiero canone livellarlo, quale ricognizione dell’alto dominio.

Sorsero così le famiglie di Lodron, di Ai*co, di Madruzzo, di Stenico, di Castel Bareo, di Lizzana, di Beseno, di Pergine, di Caldonazzo, di Trilaeo, di Enno, di Sporo, di Tono, di Cleis, di Livo, di Cagno, di Arsio, di Caldes, di Egna, di Formigaro, di Vanga, di Bavenstein, e varie altre minori, che, insieme ai canonici ed ai giurisperiti ed ai più cospicui cittadini, costituivano la curia del vescovo, che trattava gli affari del ducato, giudicava le cause più importanti, eleggeva i vescovi stessi, e forse i loro vicedomini, e aveva in mano la somma del governo del paese. Dopo la metà del XII secolo la maggiorìa dei ministeriali andò celeremente aumentando per la eredità dei benefici e per le ricchezze accumulate in qualche famiglia, per modo che riuscirono alcune a portare successivamente, sul seggio principesco varii di loro, come nel 1183 Alberto di Madruzzo. poi Corrado di Beseno, Federico di Vanga, ed Alberto di Ravenstein. Tale loro possanza che dividevano coi conti di Tiralli, Piano e Flavon, e con alcuno dei patrizii di Trento, fu culminante alla fine del XII secolo ed andò scemando sotto il governo del Vanga che cercò di rialzare il potere principesco, e frenare quello dei feudatari.

Dopo i ministeriali, nell'ordine sociale-politico gerarchico, succedevano i municipali, cioè i popolani che erano non soggetti o sudditi di alcun signore, ma vincolati ai comuni con giuramento di fedeltà e quindi comunisti. Varii fra questi tenevano feudi o dalla chiesa o dai ministeriali, per i quali pagavano canone livellano, ma non erano soggetti colla persona. A questi tenevano dietro coloro che erano obbligati a qualche ufficio o servigio ai ministeriali e che erano quindi subfeudatari dei medesimi, senza appartenere però alla condizione servile; e finalmente per tutto il territorio era sparso un buon numero di famiglie