Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/202

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Meglio è per noi gittarci alla ventura,
980Che indugiar timorosi e titubanti.
     Disse, e la man distese poderosa
Alla clava pesante e sovra il collo
Del suo destriero abbandonò le briglie.
Parve che fiamma veramente ei fosse
985Che s’avventasse del regal palagio
Ai guardïani incontro. Allor ch’ei tolse
La clava dall’arcion che vi pendea,
Detto ciascuno avrìa che il suol profondo
Piegava sotto a lui. Ma i guardïani
990Su quella porta non restarno allora,
E re Fredùn invocò Iddio possente.
     Entrò col suo destrier nel gran palagio
Il novello campion, di questa vita
Non bene esperto ancor, ma grande e forte,
995E un talismano che Dahàk superbo
Avea là posto e fino al ciel sospinto
Il vertice ne avea, dall’alta base
Ei fe’ cader precipitoso al suolo,
Ch’ei vide si che non di Dio nel nome
1000Era levata la gran mole. Quella
Clava nodosa, con la testa in cima
D’una giovenca, egli volgea frattanto
E forte la battea sul colmo petto
Di quanti incontro gli venìan. Di quanti
1005Maghi ei vedea nelle riposte soglie,
Di quanti egli scoprìa Devi perversi,
Ei sfracellava con la sua possente
Clava la testa eretta in alto. Il seggio
Di Dahàk ei salìa, di quell’impuro
1010Di magic’arti gran maestro, e il soglio
Ne premendo col piè, ne cercò il serto
Di prence e di signor, su quell’eccelso
Trono si assise. Ma, frattanto, innanzi
Gli traean da le stanze più riposte