Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/142

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giorni scorsi, mentre il piccone dei manovali abbatteva le pareti della sua camera, non si era sentito stringere il cuore...?

— Ho torto! Vada via! Lontano!... Vada!... E se ella avesse l’audacia....

Ma quella sera, al vedersela improvvisamente davanti, avvolta nella mantellina nera e vestita a lutto, nell’àndito del portoncino dov’ella lo aveva atteso quasi un’ora, sapendo che doveva arrivare da Margitello, al sentirsi salutare con voce commossa: — Voscenza benedica! — il marchese non ebbe animo di passare sdegnosamente innanzi, nè di fare un gesto o di dirle un’amara parola che la scacciasse.

L’umile atteggiamento, il suono di quella voce che, non udita da un pezzo, gli ronzava da qualche giorno nell’orecchio col ricordo di parole e di frasi evocate suo malgrado (egli stesso non avrebbe saputo dire se per rimpianto, o per indignazione, o per rigurgito di odio), lo sopraffecero, anche perchè lo coglievano alla sprovveduta.

— Che fai qui?... Perchè non sei entrata? — le disse in risposta al saluto.

— Volevo almeno vederlo.... Per l’ultima volta!

— Entra! Entra!

La voce del marchese si era già alterata, e il gesto era diventato brusco, imperioso.

Mamma Grazia, accorsa ad aprire l’uscio al tintinnìo dei sonagli delle mule e al rumore delle ruote