Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/143

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della carrozza, indietreggiò spalancando gli occhi vedendoseli apparire insieme, e non potè trattenersi dall’esclamare sotto voce:

— Oh, Vergine santa!

Agrippina Solmo la salutò con un cenno della testa, inoltrandosi dietro al marchese tra le impalcature e gli arnesi da muratori che ingombravano le stanze, fino alla sala da pranzo, rimasta intatta, dove il marchese si fermò, sbatacchiando nervosamente l’uscio per chiuderlo.

— Volevo almeno vederlo.... per l’ultima volta — ella replicò tra i singhiozzi irrompenti.

— Sto per morire, forse? — disse il marchese con cupa ironia. — Per te, lo so, sono morto da un pezzo!

— Perchè, voscenza?

— Perchè?... Non avevi giurato? — egli proruppe. — Ti ho costretto con la forza quel giorno? Ti feci una proposta. Potevi rifiutarla, rispondermi di no!

— Ogni sua parola era comando per me. Ho obbedito... Ho giurato, sinceramente.

— E poi?... E poi?... Nega, nega, se hai coraggio!

— Per Gesù Cristo che deve giudicarmi!

— Lascia stare Gesù Cristo! Nega, nega, se puoi!... Ti sei data... a tuo marito, come una sgualdrina! Non era, non doveva essere marito di apparenza soltanto?... Lo avevate giurato, tutti e due!

— Ah!... Voscenza!

— Tu, tu stessa me l’hai fatto capire!