Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/144

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— Com’è possibile?

— Ti faceva pena! Ti sembrava avvilito davanti alle persone! Me lo hai detto più volte.

— È vero! È vero! Ma pensi, voscenza!... Da prima, niente; come due estranei, come fratello e sorella. Spesso lo vedevo appena mezza giornata, le domeniche.... Dopo quattro o cinque mesi.... oh! sembrava scherzasse: “Bella vita, eh? Ho sotto gli occhi la tavola apparecchiata e debbo restare digiuno!„ Io lo lasciavo dire. E poi, di tratto in tratto, mordendosi le mani: “Ci voleva il santissimo.... del marchese di Roccaverdina per farmi fare questo sacrificio!„ E una volta: “Vi pare che io non indovini che cosa dice la gente? Quel cornutaccio di Rocco!„ Gli risposi: Dovevate pensarci prima!... “Avete ragione!...„ Pensi, voscenza. Sentirlo parlare così!... Non ero di bronzo!

— E allora?... Allora?... Non me ne dicevi niente però!

— A che scopo? Perchè voscenza andasse in collera?...

— E.... poi?

— E poi.... Ma pensi, voscenza!... Un giorno gli risposi: — Femine ne avete quante volete.... Chi v’impedisce?... Non vi bastano? — Si mise a piangere; come un bambino piangeva, imprecando: “Sangue.... qua! Sangue... là! Dobbiamo finirla questa storia! Non reggo più!... Che cuore avete dunque?„ Che