Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/161

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— È stata una santa ispirazione, marchese! — gli ripeteva per la terza volta la signora Mugnos.

Il marchese appoggiato all’imposta del balcone dov’erano affacciate Zòsima e la sorella, chiamò:

— Zòsima, sentite!

Ella si piegò col corpo verso di lui, tenendosi attaccata con una mano alla ringhiera di ferro.

— E ditemi la verità! — soggiunse il marchese sottovoce.

— La dico sempre — rispose Zòsima.

— Ditemi la verità: Perchè avete tardato tanto ad acconsentire?

— Per riflettere bene; e anche per....

— Per gelosia di.... quella...? Oh!

— Forse! Cosa passata non conta più.... Ecco il Crocifisso.

Dovette affacciarsi anche lui.

Si attendeva di riceverne un’impressione violenta e avrebbe voluto evitarla. Invece, alla luce diffusa, nello spazio della via, il suo Crocifisso gli parve rimpicciolito di proporzioni e meno doloroso di aspetto. Egli stentava a persuadersi che fosse proprio quello stesso che laggiù, alla parete del mezzanino, gli era sembrato quasi colossale e così terrificante con quegli occhi semispenti e quelle sanguinolenti piaghe che spuntavano dagli strappi del lenzuolo!

Intanto, padre Anastasio se lo portava via, in