Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/197

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

― 193 ―

tudine il vecchio parente rimessosi a riempirsi gli occhi di quei suoi preziosi oggetti che non avrebbe riveduti più. Lo vedeva andare da un vaso all’altro, soffiare diligentemente sopra uno per mandar via qualche granellino di polvere che gli pareva lo deturpasse; rivoltare un altro per ammirarne ancora, mentr’era in tempo, le bellissime figure disegnate con contorni neri su fondo rossiccio; e palpare una statuetta, una patera con dolce carezza di amatore.

E intanto che lo guardava, si sentiva rinascere in cuore tutto l’orgoglio della razza dei Maluomini, e la compiacenza di non riconoscersi degenere, come il vecchio lo giudicava.

Il rincrescimento della continua ipocrisia, della continua menzogna, da cui poco prima era stato turbato, già gli pareva debolezza indegna di un Roccaverdina.

— Avrei voluto vederti!... Lo avresti ammazzato!

Non erano parole di approvazione, di giustificazione? Non si scherzava neppure con lui, come coi suoi antenati, che certamente avevano ricevuto quel soprannome perchè forti e potenti!... I tempi però erano cangiati, e la razza si adattava ai tempi. La Società Agricola gli sembrava un atto di potenza e di forza; oggi non era possibile mostrarsi luomamini altrimenti.