Pagina:Il Marchese di Roccaverdina.djvu/307

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tutt’a un tratto, quel che sembrava stoltezza sperare mi si presentò dinanzi come possibile, te ne rammenti? io esitai, a lungo esitai, temendo quel che, pur troppo, è avvenuto! Sì, mamma. Tra me e lui sta sempre quell’altra — ricordo vivo...! Non m’inganno. Sono forse una persona, sono un cuore qui?... Sono un mobile.

— Che aberrazione, figlia mia! C’è un malinteso tra voi; dovreste spiegarvi. Marito e moglie debbono fare così, altrimenti le cose s’ingrandiscono. Ognuno immagina che sotto ci sia qualche cosa di grave.... E non c’è nulla!

— E se c’è peggio di quel che uno sospetta?

— Non può essere. Dopo sei soli mesi! Il marchese ha cento cose per la testa. Gli affari assorbono, dànno tanti pensieri. Tu rimani a fantasticare, a roderti il fegato.... Che vuoi che ne sappia lui? Come pretendi che indovini?

— Gliel’ho detto: — Antonio, non mi sento amata da voi! — Gliel’ho detto singhiozzando....

— Ebbene?

— Si è messo a ridere, mi ha risposto scherzando, ma rideva male, scherzava a stento.

— Ti è sembrato. Ha ragione. Gli uomini non possono intendere certe cose di noi donne, che non hanno importanza per loro. E intanto tu ti logori la salute; tu non ti accorgi che deperisci di giorno in giorno. Sei pallida.... Non sei mai stata così. Che