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| Autenticità e cronologia. | 89 |
quest’ordine, fu mosso qualche dubbio che sarà opportuno risolvere. In ispecie, il Sofista e il Politico sono essi anteriori o posteriori al Timeo?
Il Blass in una acutissima monografia, la più recente che tratti quest’argomento per disteso[1], pone innanzi tutto le Leggi come prime della serie. Egli ammette bensì che sieno state pubblicate da Filippo di Opunte, ma crede che Platone le abbia cominciate a scrivere nel 366 e finite intorno al 360.
Al contrassegno stilistico dell’iato lasciato correre nelle Leggi e nel Filebo e sempre più evitato nel Timeo, nel Critia, nel Sofista, nel Politico[2], il Blass naturalmente non dà un gran peso: io per le Leggi non gliene darei affatto nessuno. Queste ripuliture minute non si fanno di solito, specie in opere di lunga lena, se non nel rivedere, nel trascrivere, nello stampare, e Platone le Leggi non le trascrisse, se è vero che Filippo, come ci è tramandato, le copiò dalle tavole cerate[3].
Di gran lunga più grave pare l’argomento ch’egli trae dal confronto con le Epistole Platoniche, ch’egli a ragione con Ed. Meyer reputa genuine[4]. Non si può
- ↑ Ueber die Zeitfolge von Platons letzten Schriften, in “Apophoreton„, pp. 52-66. Berlin, 1903.
- ↑ Quest’ordine è il risultato delle ricerche di Walther Janell, Quaestiones Platonicae (Teubner, Supplem. der Jahrbücher, 1901, pagg. 265-336).
- ↑ Diog. Laert. III, 25. Proclo, Προλεγόμενα τῆς Πλάτ. φιλ. 25.
- ↑ Il Ritter (Neue Unters. pp. 327-424) tiene per legittime la III, la VII e la VIII; e impugna in ispecie la II e la XIII, ma non mi ha punto persuaso: veggasi la mia
superfluo confutare la tesi contraria di F. Horn (o. c.) che pone la Repubblica dopo il Politico: ogni esercizio di eristica contro i fatti constatati, non che li smuova, serve piuttosto a dimostrare quanto cauti si deva essere nell’accettare quelle parvenze che un ingegno acuto e una dialettica sottile vorrebber far passare per verità vere.