Pagina:Il diavolo.djvu/253

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I patti col diavolo 245

la mezzanotte, gli amici sentono una folata di vento, impetuoso investir la casa e scuoterla come se dovesse spiantarla dalle fondamenta, odono sibili orrendi e le grida disperate di Fausto che chiama soccorso. Inorriditi, esterrefatti, non ardiscon di muoversi. Venuta la mattina, entrano nella camera di lui, e la trovano tutta imbrattata di sangue: le cervella dello sciagurato vedevansi sprazzate sulle pareti; gli occhi, strappati dall’orbite, e alcuni denti giacevano in terra. Il corpo, tutto pesto e stracciato, fu poi rinvenuto fuori della casa, sopra un letamajo. Cristoforo Marlowe, il precursore dello Shakespeare, recò sulla scena le spaventose angosce di Fausto aspettante la morte e la dannazione.

Di poco posteriore a Fausto è il polacco Twardowsky, autore anch’egli di molte meraviglie, e finito malamente al par di lui. Egli aveva scritto il patto funesto col proprio sangue, sopra una pelle di bue. Un giorno, mentre in un’osteria faceva stupire gli astanti co’ suoi prodigi, ecco il demonio, che gli ricorda esser giunto il termine pattuito. Lì per lì lo sventurato si salva