Pagina:Il diavolo.djvu/262

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
254 Capitolo nono

nella magia, o alcun sollievo agl’infiniti lor mali, o alcun’arme di vendetta. Per costoro darsi al diavolo era la suprema via di salvezza, era trovare un amico e un ajutatore, qual ch’ei si fosse. Satana era men tristo del barone e del prete.

La più parte diventavano stregoni e streghe con solo mettersi nel gregge di lui, e con fruire di quei beneficii e di quel tanto potere di cui egli voleva farli partecipi; ma, come ho detto, oltre a questa più bassa magia, prodotta da una specie di delegazione di potestà, c’era una magia più alta, frutto dello studio e del volere, una magia fondata sulla cognizione di forze a cui gli stessi demonii obbedivano, ma che nulla avevano di divino.

Di questa erano tenuti gran maestri i saraceni e gli ebrei, e v’erano scuole famose, in cui dicono s’insegnasse, come Salamanca e Toledo in Ispagna, Cracovia in Polonia. La più celebre nel medio evo fu quella di Toledo, dove la leggenda fece studiare Virgilio, trasformato di poeta in mago, Gerberto, il beato Egidio di Valladares prima della sua conversione (m. 1265) ed altri assai.