Pagina:Il diavolo.djvu/265

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La magia 257

che non vi sia difetto. L’ultimo dei Carraresi lo chiamò invano quando, nel 1405, essendo Padova afflitta dalla peste, e stretta d’assedio dai Veneziani, egli non aveva più uomini da far difesa.

Evocato, il diavolo poteva apparire con accompagnamento di varii prodigi, e sotto varie forme, salvo che il mago gl’imponesse di prenderne una determinata. Un cavaliere tedesco, di cui racconta la storia Cesario, stando entro il cerchio insieme con un negromante amico suo, vide da prima tutto intorno un’acqua fluttuante, poi udì mugghio di bufera e grugnito di porci, e, dopo altri portenti, vide apparire, più alta degli alberi della foresta, la figura del demonio, di così spaventoso aspetto, ch’egli ne rimase smorto tutto il rimanente di sua vita.

Nelle formole d’evocazione erano molte parole strane di suono ed inintelligibili, e quanto più erano strane ed inintelligibili, tanto maggior virtù si attribuiva loro. Nel qual fatto si rivela una tendenza assai nota della natura umana, e della quale si potrebbe discorrere a lungo. La parola Abracadabra si scriveva già dai greci sugli amuleti, e conservò nel medio evo l’an-