Pagina:Il diavolo.djvu/290

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282 Capitolo nono

una illusione del diavolo maledetto, e che essendoci la confessione delle colpevoli non era da cercar altro, ma era da dar corso alla giustizia, a onore e gloria della santissima Trinità: e le donne furono bruciate vive.

Per render vane le frodi e le gherminelle del diavolo, si usavano in varii luoghi varii accorgimenti e rimedii: si vestiva la strega di una camicia tessuta e cucita in un sol giorno, le si dava bere un intruglio fatto di cose benedette, si aspergevano d’acqua benedetta gli stromenti di tortura, si bruciavano certe erbe, ecc. ecc. Fosse in grazia di tali pratiche, fosse per altra ragione, certo si è che assai di rado riusciva il diavolo a porgere alle streghe e agli stregoni amici suoi ajuto veramente efficace e durevole. Lo storico siciliano Tommaso Fazello (1498-1570) narra di certo mago Diodoro, che ajutato dal diavolo scappava di mano alle guardie, e volava per l’aria, da Catania a Costantinopoli. Il giuoco durò un pezzo; ma finalmente il vescovo Leone potè mettergli le mani addosso, e lo fece gettar vivo in una fornace ben accesa, d’onde quegli non usci più, o uscì solo per andar capofitto in inferno.