Pagina:Il diavolo.djvu/386

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378 Capitolo decimoterzo

nel 1115) vede passare con grande rombo e mina una turba di diavoli. Chiamatone uno, gli chiede ove vadano con tanta furia, e avutone in risposta che vanno a torsi l’anima dell’imperatore Enrico III, protesta di non credere che Dio possa darla loro nelle mani, e gl’impone di venirne al ritorno e narrargli tutto l’evento. Passati due giorni, ecco riapparire il malvagio spirito, con volto dimesso, con portamento lugubre, e narrare al monaco la disfatta propria e de’ suoi. Già era durata un pezzo la contesa fra gli angeli ed essi, quando di comune accordo fu deliberato di pesare con una bilancia le buone e le cattive azioni del morto, e decidere così chi dovesse prenderne l’anima. Dato mano all’esperimento, già traboccava la bilancia in favor dei demonii, quand’ecco accorrere tutto anelante quell’abbrustolito di san Lorenzo, e gettar con grand’impeto nel piatto contrario un calice d’oro, che tempo innanzi l’imperatore aveva donato a una basilica di lui. Incontanente la bilancia trabocca da quella parte, e i diavoli debbono, confusi e scornati, rinunziare alla preda e prendere il volo.