Pagina:Il diavolo.djvu/400

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392 Capitolo decimoterzo

la ragione, e saputo che il re si segnava a quel modo per difendersi dal demonio, comprese questo essere maggior signore di quello, e, osservando il suo proposito, subito si partì e andò in traccia del nuovo padrone. Camminando per certa solitudine, trova uno sterminato esercito, il cui capitano, fiero e terribile in vista, gli chiede ove vada e la cagion dell’andare. Io vado cercando, risponde Cristoforo, messer lo demonio, perchè voglia tormi al suo servigio. “Colui che tu cerchi sono io medesimo.„ dice il capitano, e Cristoforo, lieto dell’incontro, gli si obbliga servitore in perpetuo. Se ne vanno in compagnia, e in certa strada trovano una croce. Vedutala appena, il demonio, pien di terrore, scappa, e trascinandosi dietro il nuovo servo, passa per luoghi aspri e deserti, e solo in capo di certo tempo ritorna sulla strada di prima. Si meraviglia Cristoforo, e vuol sapere la ragione del fatto. Il diavolo, sebbene mal volentieri, gliela dice: “Sappi che un uomo, chiamato Cristo, fu appeso in croce, ed io temo assai questa croce, e fuggo quando la veggo.„ E Cristoforo: “Quel Cristo è dunque maggiore e più possente di te?