Pagina:Il libro dei versi (1902).djvu/108

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ORSO VIVO 95

Col rostro adunco la più bella gemma

Di sua corona, onde ne fu conflitto
35Fra i due Signori. Ma più pauroso
Alla vista e maligno era un serpente,
Immane e gonfio e nero, simigliante
Nel viscoso strisciar a incatramata
Gòmena, impresso sull’aguto grifo
40Portava un segno qual di teschio umano.
Alla voce del Duca egli tendeva
Erte le anella ed ubbidiva come
Debil fanciullo. Misteri di sangue
E di ferocia infami eran fra il Duca
45Ed il serpente; guardïano al varco
Del gineceo vegliava il mostro attorto
Co’ groppi orrendi, nè donzella mai
Tentò passo di fuga in quelle stanze.

Dodici Conti aveva il Duca eletti
50A suoi ministri. Un dì bevendo a cena,
Ebro il Duca, ebri i Conti (avea ciascuno
La sua donna da lato) il Duca afferra,
Mosso da noia o da delirio, il crine
Di Mirra sua, söave amor, fanciulla
Giovanissima e bella, e col pugnale

Orribilmente le schianta la testa.