Pagina:Il libro dei versi (1902).djvu/113

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102 leggenda prima


SCENA.


« Oliba! sirena dell’adrie lagune,

Oliba! vezzosa conchiglia di mar!
Disciogli le chiome foltissime e brune.
Medusa fatale dal fosco raggiar.
L’oscuro zendado ti togli da testa,
Discopri la luce freddissima e mesta
Di quella tua fronte ch’io voglio mirar.
Disfama le ardenti pupille digiune,
Oliba! sirena dell’adrie lagune,
Oliba! vezzosa conchiglia di mar ».
(Ma Oliba non move nè voce nè passo,

Par fatta di sasso;

E il Re maledetto

S’attorce sul letto.)


« Oliba! per l’aure del lido natale,
Oliba! pei canti del tuo gondolier!
T’appressa alla coltre del letto regale,
Mia vergine muta dai bianchi pensier.
L’amore dell’uomo, fanciulla, è più bello
Che quel del lïone, che quel del torello.

Che quel dell’ardente puledro leggier.