Pagina:Il podere.djvu/241

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 229 —

— Non voglio nè meno io. La mandi fuori dell’uscio: alla conca.

Ilda prese i cesti dell’insalata, li mise nello zinale; ed escì.

— Non vorrei che ci fossero nè meno i muri!

— Ora siamo, soli, e possiamo parlare quanto vuoi! Ma, quel che vorrei dirti, che sento dentro di me, lo sa soltanto il Signore!

Remigio taceva. Allora Luigia gli disse:

— E se io acconsento anche a farti fare questa ipoteca, me ne sarai riconoscente?

Remigio gridò:

— Perchè me lo domanda?

— Non t’arrabbiare. Ormai sono presa anch’io con il laccio al collo e devo fare quel che vuole il destino. Te l’ho domandato, perchè avevo bisogno di sentirtelo dire anche con la tua voce.

— Basta! Io non voglio commovermi. Lei lo sa da sè. Vado nel campo, perchè ho bisogno di distrarmi.

— Perchè non resti con me? Pensi soltanto a distrarti per te? Credi che io non stia altrettanto male? Non mi lasciare sola!

— È meglio che io vada a vedere quel che fanno gli assalariati.

La matrigna fece il viso da piangere. Remigio le prese una mano e gliela strinse; dicendo: