Pagina:Il tesoro.djvu/147

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sul serio, aggiunse con disprezzo: — Non abbiate paura, no!

— Cicchedda io la considero come una figlia di famiglia — disse Salvatore, passando curvo sotto un altro elce; — è cresciuta in casa, non la manderò mai via....

Alessio ebbe un gesto come per dire: — Che me ne importa!

— Non voglio che in casa mia le succeda nessuna disgrazia; non voglio, capisci?

— Purchè non le accada altrove! — disse Alessio. — Essa è bella ed allegra, e non sono io solo a guardarla. La guardate anche voi, mi pare!

— Eh, diavolo, lascia questi discorsi! — gridò Salvatore, che diventava livido per la stizza. — Del resto faccia quel che le pare e piace!

Il discorso pareva finito; ma poi Salvatore fermò il cavallo, attese Alessio e disse recisamente:

— È una bambina, è anche un po’ sciocca, e può commettere qualche pazzia senza accorgersene. Voglio che tu faccia da savio, capisci? Potresti rischiare....

— Ma — esclamò Alessio, seccato — perchè ve la pigliate così? Ho forse detto qualche cosa, io?

— Vedi là il monte Palas de Casteddu? Ricordati ciò che oggi ti dico qui. Divertiti dove vuoi, fuorchè in casa mia, con quella ragazza.