Pagina:Il tesoro.djvu/279

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 269 —


di giugno, cominciava a piegarsi e rattristarsi nel sole. I petali delle rose e delle glicine, sbiadite dal caldo, cadevano coprendo i viali; di notte era una strana ebbrezza di profumi ardenti.

Elena sentiva qualche cosa di sè svaporare con la freschezza dell’aria e delle rose; qualche cosa dei suoi sogni si dissolveva con quelle ardenti fragranze che esalavano dai fiori morenti.

Perchè la primavera non s’era fermata, perchè le montagne non erano rimaste dolcemente bionde, perchè il cielo perdeva la sua fresca trasparenza, perchè Paolo tardava a rispondere, e perchè infine, in un caldo crepuscolo di luglio, arrivò una sua lettera così profondamente e misteriosamente triste? Cominciava con queste parole:

«Avrei voluto scriverti subito dopo aver ricevuto e avidamente letta la tua lettera adorabile, ma ragioni imperiose e tristi mi obbligarono ad un viaggio, durante il quale, se non potei risponderti, il tuo foglio mi tenne però cara e dolce compagnia. E anche tu, Elena, se è vero che vieni spesso a ritrovarmi in ispirito, dovevi esser con me e susurrarmi parole soavi; tutte quelle che non si trovano nella tua lettera, perchè sento bene che la tua penna si ferma molte volte a mezza via. Temi forse di rendermi vanitoso? Ci sarebbe di che. Lusingarmi? Non credo sia nel tuo carattere. Ren-