Pagina:Il tesoro.djvu/333

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— E anche per me! — pensò Elena. — Ricordo ogni cosa — disse poi.

— Ma inutilmente! Sono io solo a ricordare. Io ho vissuto per te, sempre per te, ma sentivo che un occulto malefizio ti teneva lontana, mi ti toglieva, forse facendoti del male....

— È vero! — pensò Elena, e ricordò quanto aveva sofferto per il suo ultimo amore, ma subito la memoria delle gioie che aveva anche provato scacciò il triste ricordo, e un sentimento di tenerezza accorata la invase. Ricordò inoltre che aveva cessato di amar Giovanni molto tempo prima di conoscer Paolo De-Cerere.

— Rispondi, Elena! — disse il giovine, avvicinandosi alle spalle le mani della fanciulla. — Rispondimi, dimmi una parola sola! Si può rompere questo malefizio, si può, Elena, dimmelo?...

E la sua voce diventava carezzevole, e i suoi occhi cercavano sempre quelli di lei. Vide alcune lagrime bagnarle le ciglia abbassate; credè di averla scossa, e ripetè con nuova supplica straziante la dolce parola:

— Elena!

— No, non si può più spezzarlo.... — disse ella, e grosse lagrime limpide e ardenti, dopo aver brillato fra le lunghe ciglia tremanti, scesero per le guance pallide.

Egli la guardò; subito sentì accertato il dubbio molesto di un nuovo amore di lei, ma non lo espresse, non volle neppur darsi il dolore di

Deledda, Il tesoro. 14