Pagina:Iliade (Monti).djvu/100

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v.185 libro quarto 89

Sospirando dicea: Caro fratello,185
Perchè qui morto tu mi fossi, io dunque
Giurai l’accordo, te mettendo solo
Per gli Achivi a pugnar contra i Troiani,
Contra i Troiani che l’accordo han rotto,
E a tradimento ti ferîr? Ma vano190
Non andrà delle vittime il giurato
Sangue, né i puri libamenti ai numi,
Nè la fè delle destre. Il giusto Giove
Può differire ei sì, ma non per certo
Obblïar la vendetta; e caro un giorno195
Colle lor teste, colle mogli e i figli
Ne pagheranno gli spergiuri il fio.
Tempo verrà (di questo ho certo il core)
Ch’Ilio e Priamo perisca, e tutta insieme
La sua perfida gente. Dall’eccelso200
Etereo seggio scoterà sovr’essi
L’egida orrenda di Saturno il figlio
Di tanta frode irato; e non cadranno
Vôti i suoi sdegni. Ma d’immenso lutto
Tu cagion mi sarai, dolce fratello,205
Se morte tronca de’ tuoi giorni il corso.
Sorgerà negli Achei vivo il desío
Del patrio suolo, e d’onta carco in Argo
Io tornerommi, e lasceremo ai Teucri,
Glorïoso trofeo, la tua consorte.210
Putride intanto nell’iliaca terra
L’ossa tue giaceran, senz’aver dato
Fine all’impresa, e il tumulo del mio
Prode fratello un qualche Teucro altero
Calpestando, dirà: Possa i suoi sdegni215
Satisfar così sempre Agamennóne,
Siccome or fece, senza pro guidando
L’argoliche falangi a questo lido,