Pagina:Iliade (Monti).djvu/101

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90 iliade v.219

D’onde scornato su le vote navi
Alla patria tornò, qui derelitto220
L’illustre Menelao. Sì fia ch’ei dica;
E allor mi s’apra sotto i piè la terra.
   Ti conforta, rispose il biondo Atride,
Nè co’ lamenti spaventar gli Achivi.
In mortal parte non ferì l’acuto225
Dardo: di sopra il ricamato cinto
Mi difese, e di sotto la corazza
E questa fascia che di ferrea lama
Buon fabbro foderò. - Sì voglia il cielo,
Diletto Menelao, l’altro riprese.230
Intanto tratterà medica mano
La tua ferita, e farmaco porravvi
Atto a lenire ogni dolor. - Si volse
All’araldo, ciò detto, e, Va, soggiunse,
Vola, o Taltibio, e fa che ratto il figlio235
D’Esculapio, divin medicatore,
Macaon qua ne vegna, e degli Achei
Al forte duce Menelao soccorra,
Cui di freccia ferì qualche troiano
O licio saettier che sè di gloria,240
Noi di lutto coprì. - Disse, e l’araldo
Tra le falangi achee corse veloce
In traccia dell’eroe. Ritto lo vide
Fra lo stuolo de’ prodi che da Tricca
Altrice di corsier l’avea seguíto:245
Appressossi, e con rapide parole,
Vien, gli disse, t’affretta, o Macaone;
Agamennón ti chiama: il valoroso
Menelao fu di stral colto da qualche
Licio arciero o troiano che superbo250
Va del nostro dolor. Corri, e lo sana.
   Al tristo annunzio si commosse il figlio