Pagina:Iliade (Monti).djvu/107

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96 iliade v.423

Perchè primi io vi chiamo anche ai conviti
Ch’ai primati imbandiscono gli Achei.
Ivi il saíme saporar vi giova425
Delle carni arrostite, e a piena gola
Di soave lïeo cioncar le tazze.
Or vi giova esser gli ultimi, e vi fôra
Grato il veder ben dieci squadre achee
Innanzi a voi scagliarsi entro il conflitto.430
   Lo guatò bieco Ulisse, e gli rispose:
Qual detto, Atride, ti fuggì di bocca?
E come ardisci di chiamarne in guerra
Neghittosi? Allorchè contra i Troiani
Daran principio al rio marte gli Achei,435
Vedrai, se il brami e te ne cal, vedrai
Nelle dardanie file antesignane
Di Telemaco il padre. Or cianci al vento.
   Veduto il cruccio dell’eroe, sorrise
L’Atride, e dolce ripigliò: Divino440
Di Laerte figliuol, sagace Ulisse,
Nè sgridarti vogl’io, nè comandarti
Fuor di stagione, ch’io ben so che in petto
Volgi pensieri generosi, e senti
Ciò ch’io pur sento. Or vanne, e pugna; e s’ora445
Dal labbro mi fuggì cosa mal detta,
Ripareremla in altro tempo. Intanto
Ne disperdano i numi ogni ricordo.
   Ciò detto, gli abbandona, e ad altri ei passa;
E ritto in piedi sul lucente cocchio450
Il magnanimo figlio di Tidéo
Diomede ritrova. Al fianco ha Sténelo,
Prole di Capanéo. Si volse il sire
Agamennóne a Dïomede, e ratto
Con questi accenti rampognollo: Ahi figlio455
Del bellicoso cavalier Tidéo,