Pagina:Iliade (Monti).djvu/122

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v.184 libro quinto 111

Diede il forte Tidíde. A prima giunta
Astínoo uccise ed Ipenór: trafisse185
L’uno coll’asta alla mammella; all’altro
La paletta dell’omero percosse
Con tale un colpo della grande spada,
Che gli spiccò dal collo e dalla schiena
L’omero netto. Dopo questi addosso190
Ad Abante si spicca e a Poliido,
Figli del veglio interprete di sogni
Euridamante; ma il meschin non seppe
Nella lor dipartenza a questa volta
Divinarne il destin, ch’ambi il Tidíde195
Li pose a morte e li spogliò. Drizzossi
Quindi a Xanto e Faon figli a Fenopo,
Ambo a lui nati nell’età canuta.
In amara vecchiezza il derelitto
Genitor si struggea, chè d’altra prole,200
Cui sua reda lasciar, lieto non era.
Gli spense ambo il Tidíde, e lor togliendo
La cara vita, in aspre cure e in pianti
Pose il misero padre, a cui negato
Fu il vederli tornar dalla battaglia205
Salvi al suo seno; e di lui morto in lutto
Ignoti eredi si partîr l’avere.
   Due Prïamidi, Cromio ed Echemóne,
Veníano entrambi in un sol cocchio. A questi
S’avventò Dïomede; e col furore210
Di lïon che una mandra al bosco assalta
E di giovenca o bue frange la nuca;
Così mal conci entrambi il fier Tidíde
Precipitolli dalla biga, e tolte
L’arme de’ vinti, a’ suoi sergenti ei dienne215
I destrieri onde trarli alla marina.
   Come de’ Teucri sbarattar le file