Pagina:Iliade (Monti).djvu/125

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114 iliade v.286

Cangerà, se ambedue sopra un medesmo
Cocchio raccolti affronterem costui,
E farem delle nostre armi periglio.
Monta dunque il mio carro, e de’ cavalli
Di Troe vedi la vaglia, e come in campo290
Per ogni lato sappiano veloci
Inseguire e fuggir. Questi (se avvegna
Che il Tonante di nuovo a Dïomede
Dia dell’armi l’onor), questi trarranno
Salvi noi pure alla cittade. Or via295
Prendi tu questa sferza e queste briglie,
Ch’io de’ corsieri, per pugnar, ti cedo
Il governo; o costui tu stesso affronta,
Chè de’ corsieri sarà mia la cura.
   Sì (riprese il figliuol di Licaone)300
Tien tu le briglie, Enea, reggi tu stesso
I tuoi cavalli, che la mano udendo
Del consueto auriga, il curvo carro
Meglio trarranno, se fuggir fia forza
Dal figlio di Tidéo. Se lor vien manco305
La tua voce, potrían per caso istrano
Spaventati adombrarsi, e senza legge
Aggirarsi pel campo, e a trarne fuori
Della pugna indugiar tanto che il fero
Dïomede n’assegua impetuoso,310
Ed entrambi n’uccida, e via ne meni
I destrieri di Troe. Resta tu dunque
Al timone e alle briglie, chè coll’asta
Io del nemico sosterrò l’assalto.
   Montâr, ciò detto, sull’adorno cocchio,315
E animosi drizzâr contra il Tidíde
I veloci cavalli. Il chiaro figlio
Di Capanéo li vide, ed all’amico
Vôlto il presto parlar, Tidíde, ei disse,