Pagina:Iliade (Monti).djvu/144

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v.931 libro quinto 133

   Da Marte intanto e dall’ardente Ettorre
Assaliti gli Achei nè paurosi
Verso le navi si fuggían, nè arditi
Farsi innanzi sapean. Ma quando il grido
Corse tra lor che Marte era co’ Teucri,935
Indietro si piegâr sempre cedendo.
   Or chi prima, chi poi fu l’abbattuto
Dal ferreo Marte e dall’audace Ettorre?
Teutrante che sembianza avea d’un Dio,
L’agitatore di cavalli Oreste,940
Il vibrator di lancia Etolio Treco,
E l’Enopide Eléno, ed Enomáo,
E d’armi adorno di color diverso
Oresbio che a far d’oro alte conserve
Posto il pensier, tenea suo seggio in Ila945
Appo il lago Cefisio ov’altri assai
Opulenti Beozi avean soggiorno.
   Tale e tanta d’Achivi occisïone
Giuno mirando, a Pallade si volse,
E con preste parole: Ohimè! le disse,950
Invitta figlia dell’Egíoco Giove,
Se libera lasciam dell’omicida
Marte la furia, indarno a Menelao
Noi promettemmo dell’iliache torri
La caduta, e felice il suo ritorno.955
Or via, scendiamo, e di valor noi pure
Facciam prova laggiù. Disse, e Minerva
Tenne l’invito. Allor la veneranda
Saturnia Giuno ad allestir veloce
Corse i d’oro bardati almi destrieri.960
Immantinente al cocchio Ebe le curve
Ruote innesta. Un ventaglio apre ciascuna
D’otto raggi di bronzo, e si rivolve
Sovra l’asse di ferro. Il giro è tutto