Pagina:Iliade (Monti).djvu/15

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4 iliade v.74

De’ moribondi Achei fatta pietosa.
Come fur giunti e in un raccolti, in mezzo75
Levossi Achille piè-veloce, e disse:
     Atride, or sì cred’io volta daremo
Nuovamente errabondi al patrio lido,
Se pur morte fuggir ne fia concesso;
Chè guerra e peste ad un medesmo tempo80
Ne struggono. Ma via; qualche indovino
Interroghiamo, o sacerdote, o pure
Interprete di sogni (chè da Giove
Anche il sogno procede), onde ne dica
Perchè tanta con noi d’Apollo è l’ira:85
Se di preci o di vittime neglette
Il Dio n’incolpa, e se d’agnelli e scelte
Capre accettando l’odoroso fumo,
Il crudel morbo allontanar gli piaccia.
     Così detto, s’assise. In piedi allora90
Di Testore il figliuol Calcante alzossi,
De’ veggenti il più saggio, a cui le cose
Eran conte che fur, sono e saranno;
E per quella, che dono era d’Apollo,
Profetica virtù, de’ Greci a Troia95
Avea scorte le navi. Ei dunque in mezzo
Pien di senno parlò queste parole:
     Amor di Giove, generoso Achille,
Vuoi tu che dell’arcier sovrano Apollo
Ti riveli lo sdegno? Io t’obbedisco.100
Ma del braccio l’aita e della voce
A me tu pria, signor, prometti e giura:
Perché tal che qui grande ha su gli Argivi
Tutti possanza, e a cui l’Acheo s’inchina,
N’andrà, per mio pensar, molto sdegnoso.105
Quando il potente col minor s’adira,
Reprime ei sì del suo rancor la vampa