Pagina:Iliade (Monti).djvu/180

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v.114 libro settimo 169

Quell’audace Troian chi gli risponda.
Oh possiate voi tutti in nebbia e polve115
Resoluti sparir, voi che vi state
Qui senza core immoti e senza onore.
Ma io medesmo, io sì, contra costui
Scenderò nell’arena. In man de’ numi
Della vittoria i termini son posti.120
   Ciò detto, l’armi indossa. E certo allora
Per le mani d’Ettorre, o Menelao,
Trovato avresti di tua vita il fine,
(Ch’egli di forza ti vincea d’assai)
Se subito in piè surti i prenci achivi125
Non rattenean tua foga. Egli medesmo
Il regnatore Atride Agamennóne
L’afferrò per la mano, e, Tu deliri,
Disse, e il delirio non ti giova. Or via,
Fa senno, e premi il tuo dolor, nè spinto130
Da bellicosa gara avventurarti
Con un più prode di cui tutti han tema,
Col Prïamide Ettorre. Anco il Pelíde,
Sì più forte di te, lo scontro teme
Di quella lancia nel conflitto. Or dunque135
Ritorna alla tua schiera, e statti in posa.
Gli desteranno incontra altro più fermo
Duellator gli Achivi, e tal ch’Ettorre,
Intrepido quantunque ed indefesso,
Metterà volentier, se dritto io veggo,140
Le ginocchia in riposo, ove pur sia
Che netto egli esca dalla gran tenzone.
   Svolse il saggio parlar del sommo Atride
Del fratello il pensier, che obbedïente
Quetossi, e lieti gli levâr di dosso145
Le bell’arme i sergenti. Allor nel mezzo
Surse Nestore, e disse: Eterni Dei!