Pagina:Iliade (Monti).djvu/189

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178 iliade v.419

E salde vi apriremo e larghe porte
Per l’egresso de’ cocchi. Indi un’esterna420
Profonda fossa scaverem che tutta
Circondi la muraglia, e de’ cavalli
L’impeto affreni e de’ pedon, se mai
De’ Teucri irrompa l’orgoglioso ardire.
   Disse, e tutti annuiro i prenci achei.425
Di Prïamo alle soglie in questo mentre
Su l’alta iliaca rocca i Teucri anch’essi
Tenean confusa e trepida consulta.
Primo il saggio Antenór sì prese a dire:
   Dardanidi, Troiani, e voi venuti430
In sussidio di Troia, i sensi udite
Che il cor mi porge. Rendasi agli Atridi
Con tutto il suo tesor l’argiva Eléna.
Vïolammo noi soli il giuramento,
E quindi inique le nostr’armi sono.435
Se non si rende, non avrem che danno.
   Così detto, s’assise. E surto in piedi
Il bel marito della bella Argiva
Così Pari rispose: Al cor m’è grave,
Antenore, il tuo detto, e so che porti440
Una miglior sentenza in tuo segreto.
Chè se parli davver, davvero i numi
Ti han tolto il senno. Ma ben io qui schietti
I miei sensi aprirò. La donna io mai
Non renderò, giammai. Quanto alle ricche445
Spoglie che d’Argo a queste rive addussi,
Tutte render le voglio, ed altre ancora
Aggiungeronne di mio proprio dritto.
   Tacque, e sul seggio si raccolse. Allora
In sembianza d’un Dio levossi in mezzo450
Il Dardanide Prïamo, ed, Udite,
Teucri, ei disse, e alleati, il mio pensiero,