Pagina:Iliade (Monti).djvu/199

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
188 iliade v.79

Un fiero cozzo, ed un fragor di pugna
Che rinforza più sempre. De’ cadenti80
L’urlo si mesce coll’orribil vanto
De’ vincitori, e il suol sangue correa.
   Dall’ora che le porte apre al mattino
Fino al merigge, d’ambedue le parti
Durò la strage con egual fortuna.85
Ma quando ascese a mezzo cielo il sole,
Alto spiegò l’onnipossente Iddio
L’auree bilance, e due diversi fati
Di sonnifera morte entro vi pose,
Il troiano e l’acheo. Le prese in mezzo,90
Le librò, sollevolle, e degli Achivi
Il fato dechinò, che traboccando
Percosse in terra, e balzò l’altro al cielo.
Tonò tremendo allor Giove dall’Ida,
E un infocato fulmine nel campo95
Avventò degli Achei, che stupefatti
A quella vista impallidîr di tema.
Nè Idomenéo nè il grande Agamennóne,
Nè gli Aiaci, ambedue lampi di Marte,
Fermi al lor posto rimaner fur osi.100
Solo il Gerenio, degli Achei tutela,
Nestore vi restò, ma suo mal grado,
Chè un destrier l’impedía, cui di saetta
D’Elena bella l’avvenente drudo
Nella fronte ferì laddove spunta105
Nel teschio de’ cavalli il primo crine,
Ed è letale il loco alle ferite.
Inalberossi il corridor trafitto,
Chè nel cerébro entrata era la freccia,
E dintorno alla rota per l’acuto110
Dolor si voltolando, in iscompiglio
Mettea gli altri cavalli. Or mentre il vecchio