Pagina:Iliade (Monti).djvu/217

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206 iliade v.691

Salvâr le navi e i paurosi Achei.
Obbediamo alle negre ombre nemiche,
Apparecchiam le cene. Ognun dal temo
Sciolga i cavalli, e liberal sia loro
Di largo cibo. Di voi parte intanto695
Alla città si affretti, e pingui agnelle
E giovenchi n’adduca, e di Lïeo
E di Cerere il frutto almo e gradito.
Sian di secche boscaglie anco raccolte
Abbondanti cataste, e si cosparga,700
Finchè regna la notte e l’alba arriva,
Tutto di fuochi il campo e il ciel di luce,
Onde dell’ombre nel silenzio i Greci
Non prendano del mar su l’ampio dorso
Taciturni la fuga; o i legni almeno705
Non salgano tranquilli, e la partenza
Senza terror non sia; ma nell’imbarco
O di lancia piagato o di saetta
Vada più d’uno alle paterne case
A curar la ferita, e rechi ai figli710
L’orror de’ Teucri, e così loro insegni
A non tentarli con funesta guerra.
Voi cari a Giove diligenti araldi,
Per la città frattanto ite, e bandite
Che i canuti vegliardi, e i giovinetti715
A cui le guance il primo pelo infiora,
Custodiscan le mura in su gli spaldi
Dagli Dei fabbricati. Entro le case
Allumino gran fuoco anco le donne,
E stazïon vi sia di sentinelle,720
Onde, sendo noi lungi, ostile insidia
Nell’inerme città non s’introduca.
Quanto or dico s’adémpia, e non fia vano,
Magnanimi compagni, il mio consiglio.