Pagina:Iliade (Monti).djvu/256

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v.251 libro decimo 245

Compagno Merïone, e di Nestorre
L’inclito figlio, convocati anch’essi
Alla consulta. Valicato il fosso,
Fermârsi in loco dalla strage intatto,
In quel loco medesmo ove sorgiunto255
Ettore dalla notte alla crudele
Uccisïone degli Achei fin pose.
   Quivi seduti cominciâr la somma
A parlar delle cose; e in questi detti
Nestore aperse il parlamento: Amici,260
Havvi alcuna tra voi anima ardita
E in sè sicura, che furtiva ir voglia
De’ fier Troiani al campo, onde qualcuno
De’ nemici vaganti alle trinciere
Far prigioniero? o tanto andar vicino,265
Che alcun discorso de’ Troiani ascolti,
E ne scopra il pensier? se sia lor mente
Qui rimanersi ad assediar le navi,
O alla città tornarsi, or che domata
Han l’achiva possanza? Ei forse tutte270
Potría raccor tai cose, e ritornarne
Salvo ed illeso. D’alta fama al mondo
Farebbe acquisto, e n’otterría bel dono.
Quanti son delle navi i capitani
Gli daranno una negra pecorella275
Coll’agnello alla poppa; e guiderdone
Alcun altro non v’ha che questo adegui.
Poi ne’ conviti e ne’ banchetti ei fia
Sempre onorato, desïato e caro.
   Disse; e tutti restâr pensosi e muti.280
Ruppe l’alto silenzio il bellicoso
Dïomede e parlò: Saggio Nelíde,
Quell’audace son io: me la fidanza,
Me l’ardir persuade al gran periglio