Pagina:Iliade (Monti).djvu/258

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v.319 libro decimo 247

Soverchiamente (gli rispose Ulisse),
Chè tu parli nel mezzo ai consci Argivi.320
Partiam: la notte se ne va veloce,
Delle stelle il languir l’alba n’avvisa,
Nè dell’ombre riman che il terzo appena.
   D’armi orrende, ciò detto, si vestiro.
A Dïomede, che il suo brando avea325
Obblïato alle navi, altro ne diede
Di doppio taglio, ed il suo proprio scudo
Il forte Trasimede. Indi alla fronte
Una celata gli adattò di cuoio
Taurin compatta, senza cono e cresta,330
Che barbuta si noma, e copre il capo
De’ giovinetti. Merïone a gara
D’una spada, d’un arco e d’un turcasso
Ad Ulisse fe’ dono, e su la testa
Un morïon gli pose aspro di pelle,335
Da molte lasse nell’interno tutto
Saldamente frenato, e nel di fuore
Di bianchissimi denti rivestito
Di zannuto cinghial, tutti in ghirlanda
Con vago lavorío disposti e folti.340
Grosso feltro il cucuzzolo guarnía.
L’avea furato in Eleona un giorno
Autolico ad Amíntore d’Ormeno,
Della casa rompendo i saldi muri;
Quindi il ladro in Scandea diello al Citério345
Amfidamante; Amfidamante a Molo
Ospital donamento, e questi poscia
Al figlio Merïon, che su la fronte
Alfin lo pose dell’astuto Ulisse.
   Racchiusi nelle orrende arme gli eroi350
Partîr, lasciando in quel recesso i duci.
E da man destra intanto su la via