Pagina:Iliade (Monti).djvu/268

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v.659 libro decimo 257

Balza il Tidíde a terra, e nelle mani
Dell’itaco guerrier le sanguinose660
Spoglie deposte, rapido rimonta
E flagella i corsier che verso il mare
Divorano la via volonterosi.
   Primo udinne il romor Nestore, e disse:
O amici, o degli Achei principi e duci,665
Non so se falso il cor mi parli o vero;
Pur dirò: mi ferisce un calpestío
Di correnti cavalli. Oh fosse Ulisse!
Oh fosse Dïomede, che veloci
Gli adducessero a noi tolti a’ Troiani!670
Ma mi turba timor che a questi prodi
Non avvegna fra’ Teucri un qualche danno.
   Finite non avea queste parole,
Che i campioni arrivâr. Balzaro a terra;
E con voci di plauso e con allegro675
Toccar di mani gli accogliean gli amici.
Nestore il primo interrogolli: O sommo
Degli Achivi splendore, inclito Ulisse,
Che destrieri son questi? ove rapiti?
Nel campo forse de’ Troiani? o dielli680
Fattosi a voi d’incontro un qualche iddio?
Sono ai raggi del Sol pari in candore
Mirabilmente; ed io che sempre in mezzo
A’ Troiani m’avvolgo, e, benchè veglio
Guerrier, restarmi neghittoso abborro,685
Io nè questi nè pari altri corsieri
Unqua vidi nè seppi. Onde per via
Qualcun mi penso degli Dei v’apparve,
E ven fe’ dono; perocchè voi cari
Siete al gran Giove adunator di nembi,690
E alla figlia di Giove alma Minerva.
   Nestore, gloria degli Achei, rispose