Pagina:Iliade (Monti).djvu/302

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v.1062 libro undecimo 291

Süaderlo. Chi sa? Qualche buon Dio
Animerà le tue parole, e l’alma
Toccherà di quel fiero. Al cor va sempre
L’ammonimento d’un diletto amico.1065
Chè s’ei paventa in suo segreto un qualche
Vaticinio, se alcuno a lui da Giove
La madre ne recò, te mandi almeno
Co’ Mirmidóni a confortar gli Achivi
Nella battaglia, e l’armi sue ti ceda.1070
Forse ingannati dall’aspetto i Teucri
Ti crederan lui stesso, e fuggiranno,
E gli egri Achei respireranno: è spesso
Di gran momento in guerra un sol respiro.
E voi freschi guerrieri agevolmente1075
Respingerete lo stanco nemico
Dalle tende e dal mare alla cittade.
   Sì disse il saggio, e tutto si commosse
Il cor nel petto di Patróclo. Ei corse
Lungo il lido ad Achille, e giunto all’alta1080
Capitana d’Ulisse, ove nel mezzo
Ai santi altari si tenea ragione
E parlamento, d’Evemone il figlio
Eurípilo scontrò, che di saetta
Ferito nella coscia e vacillante1085
Dalla pugna partía. Largo il sudore
Gli discorrea dal capo e dalle spalle,
E molto sangue dalla ria ferita,
Ma intrepida era l’alma. Il vide e n’ebbe
Pietade il forte Menezíade, e a lui1090
Lagrimando si volse: Oh sventurati
Duci Achei! così dunque, ohimè! lontani
Dai cari amici e dalla patria terra
De’ vostri corpi sazïar di Troia
Dovevate le belve? Eroe divino1095
Eurípilo, rispondi: Sosterranno