Pagina:Iliade (Monti).djvu/309

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298 iliade v.155

Eccelse querce in cima alla montagna,155
Che ferme e colle lunghe ampie radici
Abbracciando la terra, eternamente
Sostengono la piova e le procelle;
Così fidati nelle man robuste,
Ben lungi dal voltar per tema il tergo,160
Voltan anzi la fronte i due guerrieri,
D’Asio aspettando la gran furia. Ed esso
Coll’Asiade Acamante, e con Oreste
E Jameno e Toone ed Enomáo
Sollevando gli scudi, il forte muro165
Van con fracasso ad assalir. Ma fermi
Sull’ingresso i due prodi altrui fan core
Alla difesa delle navi. Alfine
Visti i Teucri avventarsi alla muraglia
D’ogni parte, e fuggir con alto grido170
Di spavento gli Achivi, impeto fece
L’ardita coppia: e fiero anzi le porte
Un conflitto attaccâr, come silvestri
Verri ch’odon sul monte avvicinarsi
Il fragor della caccia: impetuosi175
Fulminando a traverso, a sè dintorno
Rompon la selva, schiantano la rosta
Dalle radici, e sentir fanno il suono
Del terribile dente, infine che colti
D’acuto strale perdono la vita;180
Di questi due così sopra i percossi
Petti sonava il luminoso acciaro,
E così combattean, nelle gagliarde
Destre fidando, e nel valor di quelli
Che di sopra dai merli e dalle torri185
Piovean nembi di sassi alla difesa
Delle tende, dei legni e di sè stessi.
Cadean spesse le pietre come spessa