Pagina:Iliade (Monti).djvu/311

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300 iliade v.223

La furïosa punta che, spezzati
I temporali, gli allagò di sangue
Tutto il cerébro, e morto lo distese:225
Indi all’Orco Pilon spinse ed Ormeno.
Nè la strage è minor di Leontéo,
D’Antimaco figliuolo anzi di Marte.
Sul confin della cintola ei percote
Ippomaco coll’asta: indi cavata230
Dal fodero la daga, per lo mezzo
Della turba si scaglia, e pria d’un colpo
Tasta Antifonte che supin stramazza;
Poi rovescia Menon, Jameno, Oreste,
Tutti l’un sovra l’altro nella polve.235
   Mentre che Polipéte e Leontéo
Delle bell’armi spogliano gli uccisi,
La numerosa e di gran core armata
Troiana gioventude, impazïente
Di spezzar la muraglia, arder le navi,240
Polidamante ed Ettore seguía,
I quai repente all’orlo della fossa
Irresoluti s’arrestâr dubbiando
Di passar oltre: perocchè sublime
Un’aquila comparve, che sospeso245
Tenne il campo a sinistra. Il fero augello
Stretto portava negli artigli un drago
Insanguinato, smisurato e vivo,
Ancor guizzante, e ancor pronto all’offese;
Sì che volto a colei che lo ghermía,250
Lubrico le vibrò tra il petto e il collo
Una ferita. Allor la volatrice,
Aperta l’ugna per dolor, lasciollo
Cader dall’alto fra le turbe, e forte
Stridendo sparve per le vie de’ venti.255
   Visto in terra giacente il maculato