Pagina:Iliade (Monti).djvu/313

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302 iliade v.291

Or dal tuo labbro m’attendea. Se parli
Persuaso e davvero, io ti fo certo
Che l’ira degli Dei ti tolse il senno,
Poichè m’esorti ad obblïar di Giove
Le giurate promesse, e all’ale erranti295
Degli augelli obbedir; de’ quai non curo,
Se volino alla dritta ove il Sol nasce,
O alla sinistra dove muor. Ben calmi
Del gran Giove seguir l’alto consiglio,
Ch’ei de’ mortali e degli Eterni è il sommo300
Imperadore. Augurio ottimo e solo
È il pugnar per la patria. Perchè tremi
Tu dei perigli della pugna? Ov’anco
Cadiam noi tutti tra le navi ancisi,
Temer di morte tu non dei, chè cuore305
Tu non hai d’aspettar l’urto nemico,
Nè di pugnar. Se poi ti rimanendo
Lontano dal conflitto, esorterai
Con codarde parole altri a seguire
La tua viltà, per dio! che tu percosso310
Da questa lancia perderai la vita.
   Si spinse avanti così detto, e gli altri
Con alte grida lo seguiéno. Allora
Il Folgorante dall’idéa montagna
Un turbine destò, che drittamente315
Verso le navi sospingea la polve,
E agli Achivi rapía gli occhi e l’ardire,
Ad Ettorre il crescendo ed a’ Troiani
Che nel prodigio e nelle proprie forze
Confidati assalîr l’alta muraglia320
Per diroccarla. E già divelti i merli
Delle torri cadean, già le bertesche
Si sfasciano, e le leve alto sollevano
Gli sporgenti pilastri, eccelso e primo