Pagina:Iliade (Monti).djvu/355

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22 iliade v.696

Che l’investía di fronte. Riversossi
Dall’altra parte il capo, e n’andâr seco
L’elmo e lo scudo, e lui la morte avvolse.
Visto Toone che volgea le terga,
Antíloco l’assalta, e al fuggitivo700
Netta incide la vena che pel dosso
Quanto è lungo scorrendo al collo arriva,
Netta l’incide, e resupino ei casca
Nella sabbia, stendendo a’ suoi compagni
Ambe le mani. Gli fu ratto addosso705
Antíloco, e dell’armi il dispogliando
Gli occhi ai Teucri tenea, che d’ogni parte
Serrandolo, il lucente ampio pavese
Gli tempestan di dardi, e mai veruno
Di tanti teli disfiorar del figlio710
Di Nestore il gentil corpo potea,
Chè da tutti il guardava attentamente
L’Enosigéo Nettunno. Ed il guerriero,
Non che ritrarsi dai nemici, sempre
Coll’asta in moto s’avvolgea fra loro715
Pronto a ferir da lungi e da vicino.
Mentre in cor volge nuovi danni, il vede
L’Asïade Adamante, e in lui repente
Impeto fatto colla lancia il fere
A mezza targa. Preservò del Greco720
La vita il nume dalle chiome azzurre,
E spezzò la nemica asta che mezza
Rimase infissa nello scudo a guisa
D’adusto palo, e mezza giacque a terra.
Diede addietro a tal vista il feritore725
Salvandosi fra’ suoi. Ma Merïone
Spinse l’asta nel ventre al fuggitivo
Fra l’umbilico e il pube, ove del ferro
È mortal la ferita, e lo confisse.