Pagina:Iliade (Monti).djvu/373

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40 iliade v.151

E di campi frugiferi per molte
File di piante ombrosi, e di fecondo
Copioso gregge, a tutti ancor gli Argivi
Ei sovrastava nel vibrar dell’asta.
Conte vi sono queste cose, io penso,155
Tutte vere; e sapendomi voi quindi
Nato di sangue generoso, a vile
Non terrete il mio retto e franco avviso.
Orsù, crudel necessità ne spinge.
Al campo adunque, tuttochè feriti;160
E perchè piaga a piaga non s’aggiunga,
Fuor di tiro si resti, ma propinqui
Sì, che possiamo gl’indolenti almeno
Incitar coll’aspetto e colla voce.
   Piacque il consiglio, e s’avvïâr precorsi165
Dal re supremo Agamennón. Li vide
Nettunno, e tolte di guerrier canuto
Le sembianze, e per man preso l’Atride,
Fe’ dal labbro volar queste parole:
   Atride, or sì che degli Achei la strage170
E la fuga gioir fa la crudele
Alma d’Achille, poichè tutto l’ira
Gli tolse il senno. Oh possa egli in mal punto
Perire, e d’onta ricoprirlo un Dio!
Ma tutti a te non sono irati i numi,175
E de’ Teucri vedrai di nuovo i duci
Empir di polve il piano, e dalle tende
E dalle navi alla città fuggirsi.
   Disse, e corse, e gridò quanto di nove
O dieci mila combattenti alzarse180
Potría, nell’atto d’azzuffarsi, il grido:
Tanto fu l’urlo che dal vasto petto
L’Enosigéo mandò. Risurse in seno