Pagina:Iliade (Monti).djvu/427

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94 iliade v.286

Su le navi la mia ira vi tenne,
Fêste a’ Troiani, me accusando tutti,
E dicendo: Implacabile Pelíde,
Certo di bile ti nudrío la madre:
Crudel, che tieni a lor dispetto inerti290
Nelle navi i tuoi prodi. A Ftia deh almeno
Redir ne lascia su le nostre prore,
Da che nel cor ti cadde una tant’ira.
Questi biasmi in accolta a me sovente
Mormoraste, o guerrieri. Or ecco è giunto295
Del gran conflitto che bramaste il giorno.
All’armi adunque; e chi cuor forte in petto
Si chiude, a danno de’ Troiani il mostri.
   Sì dicendo, destò d’ogni guerriero
E la forza e l’ardir. Strinser più densa300
Tosto le schiere l’ordinanza, uditi
Del lor sire gli accenti. E in quella guisa
Che industre architettor l’una su l’altra
Le pietre ammassa, e insieme le commette
Acconciamente a costruir d’eccelso305
Palagio la muraglia all’urto invitta
Del furente aquilon: non altramente
Addensati venían gli elmi e gli scudi.
Scudo a scudo, elmo ad elmo, e uomo ad uomo
S’appoggia; e al moto delle teste vedi310
L’un coll’altro toccarsi i rilucenti
Cimieri e l’onda delle chiome equine:
Sì de’ guerrier serrate eran le file.
Iva il paro d’eroi dinanzi a tutti
Patroclo e Automedonte, ambo d’un core315
E d’una brama di dar dentro ei primi.
   Con altra cura intanto alla sua tenda
Avvïossi il Pelíde, ed un forziere
Aprì di vago lavorío, cui Teti